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Per ricerche approfondite

 

Stalattiti da una copertura in cemento-amianto. Un chiaro segno di degrado in atto. Coperture in amianto compatto.

Amianto contenuto nel rivestimento di tubazioni dell'acqua all'interno delle cantine di condominio. la pericolosità è altissima essendo amianto friabile

 

IL MINERALE (dal sito www.amiantomaipiu.it)

Amianto : dal greco amiantos “ incorruttibile” . Silicato fibroso derivante da trasformazione metamorfica di serpentino o anfiboli.

Asbesto : dal greco asbestos “ inestinguibile” .

I due termini sono sinonimi e vengono usati indifferentemente per indicare un gruppo di minerali che si presentano sotto forma di fibre incombustibili suscettibili di tessitura.

La composizione chimica è prevalentemente quella di un silicato idrato di magnesio a struttura microicristallina e di aspetto fibroso.

“ I minerali che si trovano in natura sono divisi, in funzione della loro struttura cristallina, in due gruppi:

- minerali serpentini

- minerali anfiboli

Dai primi si ottiene il tipo di amianto conosciuto come crisotilo, o amianto bianco, che si trova nelle rocce sotto forma di aggregati fibrosi anche della lunghezza di due, tre metri.

Dagli anfiboli si ottengono altri cinque tipi di amianto denominati: amosite, crocidolite- o amianto blu-, antofillite, tremolite e actinolite.”

Di questo gruppo hanno interesse commerciale solo la crocidolite e la amosite. Oltre il 93% dell’asbesto usato commercialmente è, tuttavia, rappresentato dal crisotilo, materiale reperibile abbondantemente ed a basso costo, dalle ottime caratteristiche di flessibilità, lunghezza, struttura e resistenza alla tensione ed al calore.

“Quella che viene considerata come una fibra di amianto in realtà è costituita da un agglomerato di migliaia di fibre che, sottoposto a sollecitazioni, può scomporsi e rilasciare fibre singole.

Tale peculiarità se da un lato impartisce le caratteristiche tipiche dell’amianto, dall’altro lo rende pericoloso perché sono proprio le singole fibre rilasciate, responsabili delle patologie conosciute.

L’enorme diffusione dell’amianto che si è avuta nel passato è dovuta, oltre alle ottime caratteristiche fisiche quali elevata resistenza alla fusione, flessibilità, incombustibilità, resistenza all’usura, al grado di isolamento termico ed elettrico, e ad un’altrettanta resistenza agli agenti chimici e microbiologici.”

Alcune caratteristiche peculiari dell’amianto sembra siano note fin dall’antichità, tuttavia l’utilizzo su larga scala di questo materiale inizia con la fine del secolo scorso.

L’amianto si ottiene, per scopi industriali, dalla macinazione di una particolare roccia dalla quale le fibre devono essere asportate. Per avere un’idea delle dimensioni di una fibra d’amianto basti pensare che : “ in un centimetro lineare si possono disporre fianco a fianco 250 capelli, oppure 500 fibre di lana, oppure 1300 di nylon, oppure 335.000 fibrille di amianto. “

Le proprietà dell’amianto sopra ricordate hanno fatto si che “ dal 1880, data in cui ebbe inizio l’estrazione per fini industriali, ad oggi, la produzione di amianto ha avuto un incremento vertiginoso: da poche centinaia di tonnellate ad oltre cinque milioni di tonnellate l’anno.”

In tutto il mondo l’incremento dell’estrazione e dell’impiego dell’amianto segue una crescita esponenziale che si interrompe solo dopo la metà degli anni ’70 , segnando una graduale riduzione a partire dagli anni ’80.

In Italia nel 1973 i consumi di amianto nei diversi settori industriali ammontavano a 139.000 tonnellate, nel 1978 a 165.000 tonnellate, nel 1983 a 112.600 tonnellate.

“ Un primato nella diffusione dell’amianto spetta anche all’Italia dove, nella seconda metà dell’Ottocento, una gentildonna lombarda, Candida Medina Coeli Lena Ferpenti di Gordona Val Chiavenna, si adoperò per valorizzare le cave della Val Malenco di sua proprietà.

L’ Italia presentò alcuni campioni del minerale alla Esposizione Universale di Parigi del 1878. Il mercato mondiale per una decina d’ anni fu mantenuto dagli esportatori italiani, fino a quando, sul finire del secolo, non vennero scoperti e valorizzati giacimenti ben più ampi di quelli italiani e ricchi di materiale più pregiato, in Canada, Rhodesia, Australia e Russia. “

Il Canada, con il 22% della produzione totale d’ amianto è il secondo maggior produttore di crisotilo nel mondo, dopo la Russia, ed il leader mondiale nell’ esportazione. Tutte le miniere canadesi sono situate nel Quebec.

Nel 1995 la Russia ha prodotto circa 700.000 tonn. di amianto, il Canada circa 510.000 tonn., la Cina 250.000 e il Brasile 180.000 tonnellate.

La maggioranza delle oltre 500.000 tonn. d’ amianto prodotte annualmente in Quebec vengono ora destinate soprattutto verso i paesi del terzo mondo, come si avrà modo di specificare in seguito.

I grandi interessi economici che muovono le compagnie amiantifere canadesi si riflettono nella instancabile attività dell’ “ Asbestos Institute “ , organismo “ scientifico” di studio e promozione dell’ amianto finanziato dalle industrie canadesi, nel sostenere l’ innocuità di un “ corretto utilizzo” dell’ amianto crisotilo.

Per le sue caratteristiche l’ amianto ha trovato applicazione in ben 3.000 diversi prodotti e manufatti industriali: dai tubi per acquedotti agli impianti antincendio, grazie alle proprietà di resistenza agli agenti chimici e microbiologici e alle proprietà di isolamento termico e di ininfiammabilità del materiale, così come nel campo dell’ isolamento elettrico e nel settore edile per le sue proprietà di materiale isolante ed insonorizzante. ( Famoso è l’Eternit, nome commerciale di un prodotto industriale praticamente ubiquitario ottenuto miscelando in presenza di acqua, cemento ed amianto in proporzione di circa 6 a 1 ). E poi guarnizioni, freni, frizioni, tute, vernici etc…

Ma è “ proprio nelle attività di costruzione, manutenzione e demolizione navale che esso ha trovato largo impiego a partire dagli anni successivi al 1910, ossia allorchè fu indirizzato come materiale isolante degli apparati motore delle navi a vapore.

Il suo diffondersi fu incentivato anche dall’ obbligatorietà , imposta dai Registri Navali di diversi paesi, dell’ uso di coibenti rispondenti a determinati standard ( incombustibilità, resistenza al calore).

In tal modo era possibile creare, all’ interno delle navi, settori facilmente isolabili in caso di incendio, mediante apposite paratie tagliafuoco; inoltre si raggiungevano altri scopi quali l’ isolamento termico ed acustico delle sale macchine e dei relativi impianti termici. “

Per quanto riguarda i materiali sostitutivi fibrosi di sintesi, che a partire dalla fine degli anni ’ 70 hanno cominciato ad essere impiegati in alternativa all’ amianto, essi sono globalmente indicati come MMMF ( Man Made Mineral Fibres) e rappresentati dalle fibre di vetro, dalla lana di roccia e fibre di ceramica.

Senza voler entrare approfonditamente sull’ argomento delle fibre artificiali sostitutive dell’ amianto, ci si limita qui a ricordare che la maggior parte dei sostituti individuati sono a base di fibre minerali di cui non è assolutamente provata l’ innocuità , anzi alcuni studi ne avrebbero confermato la cancerogenicità.

Le conoscenze sugli effetti cancerogeni delle fibre artificiali sono relativamente recenti. Le prime ricerche risalgono infatti alla fine degli anni ’ 70.

L’ evoluzione degli studi scientifici e le raccomandazioni della stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ( OMS), sembrano orientarsi verso un monitoraggio sistematico ed una grande attenzione, soprattutto nei riguardi delle fibre di dimensioni inferiori ai 5 micron in grado di raggiungere, se inalate, i tratti più periferici dell’ alberatura bronchiale .

 

LA QUESTIONE INTERNAZIONALE (dal sito www.amiantomaipiu.it)

Il problema và inquadrato non solo dal punto di vista delle enormi tragedie che ha fatto e che tuttora procura l'uso e l'impiego dell'amianto, con i dati che sono disponibili anche a livello internazionale, che parlano di cifre enormi, tuttora parlano, rispetto a quello che significa casi di cancro, di morti per cancro polmonare o per mesotelioma, di oltre 100.000 casi all'anno, cui si aggiungono casi che non sono quantificabili in modo certo, come quelli che avvengono in paesi in cui l'amianto non è assolutamente controllato e regolamentato come la Cina.

Il problema dell'amianto, in sintesi, nel mondo, come un problema che possiamo definire di razzismo ambientale, di trasferimento dai paesi del nord del mondo, evoluti, dove l'amianto, tutto sommato, è sotto controllo, è stato addirittura bandito, con tanti problemi che comunque ci sono ancora, com'è stato verificato qui, in questa conferenza nazionale, che trasferiscono il rischio nei paesi del sud del mondo. Pensiamo al ruolo di un grande paese esportatore, il terzo esportatore mondiale, il Canada che è riuscito ad ottenere un rinvio nell'inclusione dell'asbesto, delle varie forme minerali di asbesto, nella lista dei prodotti chimici pericolosi e dei pesticidi, lista internazionale per cui è obbligatoria l'informazione preventiva. O quando il Canada, ha tentato di bloccare davanti all'Organizzazione Mondiale del Commercio la censura, il blocco della Francia all'importazione dell'amianto dal Canada, dove per fortuna è stato sconfitto. Però è stato appoggiato, in quel caso, da paesi, dove tuttora l'amianto è usato senza scrupoli, senza precauzioni, come l'India, dove, peraltro, c'è un grandissimo movimento per il bando dell'asbesto, l'India dove tuttavia, il governo, anche ultimamente, ha abbassato le tasse di importazione.

Queste poche parole servono per dare quello che è il profilo internazionale di questo problema, profilo che, quindi, descrive questa situazione, dall'Europa, dove stiamo andando verso un miglioramento notevole rispetto a soli pochi anni fa, fino a paesi deboli, dove l'amianto è usato in modo pericolosissimo. Comunque, il movimento internazionale per il bando dell'amianto sta facendo grandi progressi, e ultimamente abbiamo avuto delle grandi iniziative che hanno fatto sì che, anche organizzazioni internazionali importanti abbiano lanciato programmi per il bando mondiale dell'amianto.

Chiediamo che la Commissione europea garantisca il monitoraggio nell'applicazione delle legislazioni, quindi della direttiva per il divieto dell'uso dell'amianto e il controllo delle bonifiche.

Identifichi l'asbesto nei prodotti, negli edifici e nei siti; definire e diffondere linee guida per le buone pratiche delle bonifiche. Garantire l'economia dei dispositivi personali di protezione per i lavoratori impegnati nelle bonifiche, garantire la sorveglianza sanitaria per queste lavorazioni e anche per gli ex esposti, istituendo anche i dovuti registri. Garantire il riconoscimento nel sistema dei registri delle malattie professionali,di tutte le malattie correlate con l'amianto, garantire la formazione dei lavoratori e degli ispettori del lavoro, sostenere i costi delle bonifiche e scoraggiare le paghe di rischio, sapendo che spesso, sono i lavoratori più ricattabili, gli immigrati, gli stranieri, che accettano paghe alte per lavorare all'esposizione all'amianto; contribuire, come movimento italiano, alla richiesta che ha fatto la conferenza europea del settembre del 2003 per la realizzazione di una campagna europea nel 2008, per l'applicazione della direttiva 18 del 2003, e prendere tutte le iniziative per fermare l'esportazione dei rifiuti a paesi terzi. Pensate che ci sono dati della conferenza internazionale e dei sindacati liberi che parlano, da fonti relative a informazioni sul commercio mondiale, che l'Italia, nel 2003 ha esportato oltre 44 tonnellate di amianto, nonostante il divieto all'import-export della sostanza.

Stabilire come priorità la prevenzione dei lavoratori impegnati in quello che resta dopo il divieto dell'amianto, cioè le bonifiche. Migliorare il coordinamento degli ispettori impegnati nel controllo delle attività di bonifica e delle altre infrastrutture che devono sostenere questo lavoro, monitorare, quindi, il lavoro delle imprese impegnate nelle bonifiche, migliorare la formazione degli ispettori per la tutela dei lavoratori, ma per la tutela della salute degli stessi ispettori, garantire che i lavoratori, nelle bonifiche, siano professionalmente preparati a fare questo tipo di attività, garantire la competenza dei medici, relativamente all'accertamento del rischio, alla sorveglianza sanitaria e alla cura, quando è dovuta; sostenere l'eliminazione dell'amianto da tutti i prodotti nell'intero ciclo economico; sostituire l'amianto con materiali non pericolosi, questo è un punto importantissimo rispetto al quale torniamo dopo rispetto alle questioni da vedere nel nostro paese.

Richieste alle organizzazioni internazionali, in particolare all'Organizzazione Internazionale del Lavoro, ma anche alle altre, alle Nazioni Unite, all'Organizzazione Mondiale della Sanità e alla Banca Mondiale. Continuare a promuovere l'applicazione della convenzione 162; assistere gli stati deboli in programmi per l'eliminazione e il controllo dell'amianto, collaborare con la Commissione europea per l'istituzione di un banca dati internazionale dei prodotti e dei sostituti e di buone pratiche per le bonifiche; cooperare con le organizzazioni internazionali, sia governative che non governative.

La parte, invece, che riguarda le questioni che possono essere affrontate in Italia, attiene, innanzitutto, al controllo che l'applicazione della direttiva in Italia non abbassi gli standard italiani che sono superiori, per esempio il problema delle esposizioni deboli e sporadiche, dove si fanno determinate deroghe, e seguire anche l'iter della legge comunitaria 2004 che prevede l'attuazione della direttiva; aiutare i paesi "nuovi", questi dieci che sono entrati a maggio, nell'applicazione corretta della direttiva, attraverso i collegamenti necessari tra le organizzazioni italiane impegnate in questo campo e le organizzazioni di quei paesi, ma anche chiedendo al governo italiano di farsi parte promotrice in Europa perché questo accada; controllare i sostituti, c'è il problema delle fibre minerali, delle fibre artificiali, tra cui, per esempio, le fibre ceramiche refrattarie che sono R45, sono cancerogene, il coordinamento delle regioni italiane sta preparando delle linee guida;

estendere il coordinamento delle azioni di risarcimento come deterrente per le imprese che ancora usano amianto nel mondo.

 

 

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