|
|
TREMOLITE La tremolite è un minerale relativamente comune in rocce di tipo metamorfico. Il nome tremolite deriva dalla Val Tremola in prossimità del Gottardo in Svizzera, dove pare sia particolarmente abbondante presentandosi in esemplari di pregio. Molti "addetti ai lavori", sostengono, tuttavia, che la località in questione venne indicata da collezionisti locali appositamente per confondere le idee e per proteggere i veri giacimenti del minerale. Deriva dalla trasformazione della dolomite in presenza di silice e acqua ottenendo, come prodotto finale, oltre alla tremolite, anche calcite e biossido di carbonio. La tremolite rappresenta un importante indicatore termico per i petrologi, infatti alle alte temperature diviene instabile e si trasforma in diopside (CaMgSÌ2C>6). La presenza della sola tremolite a scapito del diopside indica che la roccia che la contiene non si è solidificata ad alta temperatura. La tremolite detta anche grammatite appartiene alla serie dell'actinolite e della ferro-actinolite. Minerale quest'ultimo che contiene ferro in luogo del magnesio. Quando la tremolite è praticamente pura, il suo colore è tipicamente bianco. Con l'aggiunta di ferro in proporzioni via via crescenti il colore del minerale assume tonalità verdine che divengono via via più scure man mano che aumenta il tenore in ferro: Tremolite + Ferro -—-—> Actinolite + Ferro ——> Ferro-Actinolite Bianco ---> Verde pallido —> Verde chiaro -—> Verde scuro —> Verde nero I campioni di tremolite che si possono incontrare, ad esempio, nella miniera di talco Garida, presentano una caratteristica colorazione verde pallido, per cui si ha ragione di credere che contengano una percentuale, seppur limitata, in ferro.
INQUINAMENTO DA FIBRE - I
manufatti che contengono l'amianto con il passare degli anni subiscono, come
tutti i materiali, un invecchiamento naturale causato da interventi di
manutenzione, di riparazione, ecc...; in questi casi si verifica un
passaggio delle fibre dal prodotto che lo contiene all'ambiente circostante,
generando cosi un inquinamento. La cessazione dell'utilizzo dell'amianto ha
fatto si che l'esposizione a questo inquinante si è spostata dall'ambiente
di lavoro a quello di vita, a seguito di tale necessità sono state affinate
sia le tecniche di prelievo che quelle di analisi e le relative sensibilità.
A titolo di cronaca le forme minerali presenti in natura con abito fibroso
sono numerosissime, tuttavia come anche riportato nell'art. 23 del D.Lgs.
277/91, i minerali convenzionalmente utilizzati nell'industria, a seguito
della loro diffusione e conseguente reperibilità sul mercato, si limitano a
sei: crisotilo,
crocidolite, amosite, antofillite, actinolite, tremolite,
sono tutti silicati idrati. La concentrazione delle fibre aerodisperse viene
espressa in numero di fibre per unità di volume: ff/mL per gli ambienti di
lavoro, ff/L per quelli di vita, in entrambe le situazioni si fa sempre
riferimento alla definizione standard di fibra respirabile che prende in
considerazione i parametri quali la lunghezza (pari o superiore a 5 µm),
il diametro (uguale od inferiore a 3 µm) ed il rapporto lunghezza-diametro
o aspect-ratio (uguale o maggiore a 3:1). Frequentemente viene utilizzato il
termine asbestiforme con il quale si intende qualsiasi fibra che rispetti i
parametri di fibra respirabile anche se non appartiene agli asbesti citati:
pertanto fanno capo a tale definizione anche minerali che presentano
proprietà fisiche e morfometriche simili a quelle degli amianti e che
probabilmente generano gli stessi effetti patogeni. L'identificazione e la
tipizzazione delle fibre aerodisperse assume un'importanza fondamentale per
lo studio dell'inquinamento presente non solo negli ambienti di lavoro, ma
sopratutto, per quelli di vita. E' doveroso ricordare che il crisotilo,
fibra largamente impiegata, fino a qualche anno addietro, in numerosi
manufatti tra cui i materiali d'attrito, si decompone e modifica la propria
struttura cristallina se subisce trattamenti termici a causa
dell'innalzamento della temperatura (600-700°C), il fenomeno viene chiamato
deidrossilazione, e da origine a FORSTERITE, minerale che pur mantenendo un
aspetto fibroso risulta assai fragile ed è collocabile tra le olivine. |
|