1. Manufatti contenenti
amianto presenti negli impianti e nelle apparecchiature
L’utilizzo di materiali
isolanti contenenti amianto (MCA) negli impianti tecnologici in
ambito civile ed industriale è stato particolarmente diffuso in
passato soprattutto per coibentare impianti e apparecchiature
con temperature di esercizio elevate od utilizzanti fluidi caldi
o freddi.
In particolare su:
Tubazioni, serbatoi,
caldaie, silos, ecc. rivestite
con coppelle preformate o realizzate sul posto costituite da:
impasti di amianto con altri
materiali (magnesite, cotone, lana minerale, cemento, gesso,
silicati di calcio) confinati con rete metallica, nastri
telati, garze gessate, guaine in acciaio o plastica.
avvolgimenti di lana minerale -
cartone di amianto - amianto impastato in garze gessate, ecc.
corde, nastri, trecce, baderne, tessute con
amianto e altri filati,.
Valvole, flange,
sportelli, portelloni (di
stufe, forni, caldaie) ecc. con guarnizioni di tenuta dei fluidi
costituite prevalentemente da:
impasti di amianto (crisotilo a
fibra lunga) con leganti gommosi, resinosi talvolta con aggiunta
di grafite o scaglie di metallo bianco a scopo antifrizione;
cordicelle, cordoni, nastri costituiti da trecce
di filato di amianto impregnate con gomma o grafite.
Pannelli
termoisolanti sagomati, di
varia foggia, per isolare parti di impianto, costituiti da :
impasti di amianto e leganti organici ed inorganici (silicati,
amido, calce, argilla);
cartoni di diversa densità con diverse
percentuali di amianto, fibra di vetro e leganti organici.
2. La bonifica degli
impianti e delle apparecchiature
La presenza di MCA non significa automaticamente che vi sia una
condizione di rischio, la loro
potenziale pericolosità dipende dalla capacità di rilasciare
fibre aerodisperse nell’ambiente (specialmente ambiente chiuso)
che possono venire successivamente inalate. Questa
caratteristica è essenzialmente legata al grado di friabilità
del MCA, ma anche alle sue condizioni di conservazione, quali:
il grado di adesione al supporto, le alterazioni della
superficie, le infiltrazioni d’acqua, le rotture, le erosioni
superficiali, i frammenti pendenti e detriti caduti.
Gli interventi di manutenzione, sostituzione o smantellamento
di componenti o parti dell’impianto contenenti amianto possono
comportare il rischio di rottura o sbriciolamento del MCA con
conseguente contaminazione dell’ambiente ed esposizione indebita
alle fibre liberatesi soprattutto da parte degli addetti alla
conduzione, manutenzione e rifacimento degli impianti.
Quando si rimuove l’amianto da impianti e apparecchiature il
rischio di liberazione di fibre dipende, essenzialmente:
·
dalle condizioni di
friabilità in cui si trova il MCA;
·
dal grado di
difficoltà con cui è possibile asportarlo dal supporto; alcuni
rivestimenti isolanti, anche se integri in opera, devono essere
inevitabilmente frantumati per essere rimossi;
·
dalla
dimensioni e dalla dislocazione dell’apparecchiatura o
dell’impianto in relazione al grado di accessibilità e di
manovra;
2.1
Modalità di bonifica
dei diversi tipi di MCA
2.1.1.
Guarnizioni
in opera su : flange,
pompe, portelloni anteriori e posteriori di caldaie, piastre dei
bruciatori, autoclavi, ecc.
Le guarnizioni costituite da amianto devono essere evidenziate
mediante l’apposizione, nel punto più vicino, di un’apposita
avvertenza (cartellino, etichetta) al fine di evitare il
disturbo involontario durante lavori sugli impianti. Queste
guarnizioni, solitamente, non rappresentano una fonte di
dispersione di fibre in ambiente fintantoché rimangono in opera.
Infatti di norma esse sono abbastanza segregate e difficilmente
possono essere disturbate accidentalmente. Può essere opportuno,
tuttavia, trattare con soluzione incapsulante la eventuale
porzione a vista se non risulta perfettamente integra. La
necessità di effettuare interventi di manutenzione, o
riparazione a guasto, può comportare, invece, un certo disturbo
alla guarnizione che, una volta “liberata”, può presentarsi
integra o più o meno disgregata. In quest’ultimo caso, è
opportuno cogliere l’occasione per sostituirla.
La tecnica del glove-bag
(vedi più avanti), indicata dalla legge per interventi di
rimozione di MCA da impianti e apparecchiature può, talvolta,
risultare di difficile applicazione su parti di impianti ubicate
in posizioni anguste o conformate in modo tale da essere
difficilmente ed efficacemente confinabili all’interno del glove
–bag.
Viceversa, per la maggior parte delle guarnizioni si è visto
che la loro rimozione può essere effettuata in maniera più
semplice e senza significative dispersioni di fibre anche senza
l’ausilio del confinamento mediante il glove-bag ma con
l’utilizzo combinato dell’aspirazione localizzata e di prodotti
penetranti e incapsulanti.
Tecnica combinata incapsulamento-aspirazione
Questa tecnica può essere
utilizzata efficacemente se, come avviene nella maggior parte
dei casi:
la guarnizione in opera non è (o si presume che non sia)
particolarmente disgregata e friabile;
se la guarnizione ha una buona igroscopicità in quanto, una
volta imbevuta con la soluzione incapsulante, non da luogo a
polvere aerodisperdibile anche se durante la rimozione si
dovesse in parte strappare o sbriciolare;
la guarnizione si stacca dal supporto con estrema
facilità senza disgregarsi; per esempio, a seguito
dell’indurimento prodotto dal calore della caldaia.
Per rimuovere la guarnizione colui che effettua l’asportazione
deve essere assistito da un aiutante che all’occorrenza provvede
ad incapsulare e aspirare la zona di rimozione;
Dopo aver valutata l’opportunità di interdire o impedire
l’accesso ai non addetti ai lavori durante l’esecuzione
dell’intervento, e aver indossato i dispositivi di protezione
personale consistenti in tuta intera in tyvek con cappuccio e
facciale filtrante del tipo FFP3 si procede alla rimozione della
guarnizione con le seguenti modalità, adattandole alla specifica
situazione:
1. aspirare,
con aspiratore portatile dotato di filtro assoluto (HEPA), la
porzione a vista della guarnizione e le zone adiacenti e
successivamente irrorare con la soluzione incapsulante ( o colla
spray) mediante l’apposito dispositivo nebulizzante;
2. proteggere
la parte sottostante con un telo di polietilene per raccogliere
eventuali frammenti che dovessero cadere;
3. “mettere
a vista” la guarnizione con molta cautela ( per es. distanziando
le flange; aprendo il portellone, ecc.) ed effettuare una
abbondante bagnatura/imbibizione della guarnizione con la
soluzione incapsulante/imbibente;
4. procedere
lentamente al distacco manuale della guarnizione tenendo la
manichetta dell’aspiratore a ridosso del punto di distacco della
guarnizione. E’ opportuno, per ottenere una migliore capacità di
convogliamento dell’aspiratore, innestare alla manichetta una
bocchetta larga, per esempio a forma di imbuto, che racchiuda il
più possibile la zona di strappo della guarnizione (tipo cappa
di aspirazione);
valutare anche l’opportunità di una ulteriore bagnatura mentre
si procede al distacco; insaccare immediatamente la parte
rimossa;
5.
gli eventuali residui o frammenti rimasti adesi al supporto si
possono rimuovere mediante appositi utensili manuali come
spatoline o raschietti procedendo lentamente e sotto
aspirazione; aspirare subito anche gli eventuali frammenti che
dovessero cadere sul telo;
6. al
termine della rimozione di tutti i residui visibili, con la
bocchetta “stretta” innestata alla manichetta dell’aspiratore,
aspirare energicamente la superficie del supporto;
7. infine,
nebulizzare le superfici interessate, compreso il telo
sottostante, con la soluzione incapsulante; il telo va piegato a
lenzuolo e insaccato insieme ai MCA;
Questa tecnica, se realizzata correttamente, risulta altrettanto
efficace di quella del glove –bags semplificando in molti casi
la rimozione di guarnizioni ma anche e soprattutto di
pannelli termoisolanti. Si ritiene che l’adozione di questa
tecnica soddisfi sufficientemente quanto prescritto nell’art.3
del D.Lgs 626/94 in cui viene richiesto al datore di lavoro di
mettere in atto adeguate misure di tutela al fine di ridurre al
minimo il rischio.
2.1.2
Rivestimenti isolanti
(contenenti amianto)
di tubazioni, serbatoi, caldaie, silos,
ecc.
Come già detto, questi rivestimenti sono realizzati con impasti
diversi direttamente in fabbrica o sul posto dal coibentatore.
A seconda della natura del legante e della percentuale di
amianto nell’impasto, nonché del tipo di applicazione, i
rivestimenti si presentano di aspetto e consistenza diversa, ma
generalmente i rivestimenti termici di caldaie e tubazioni
(coppelle) possono avere un aspetto gessoso, a mattone, terroso
o a cartone increspato, solitamente rivestiti da canovacci di
stoffa o nastro telato o da guaine o reti in metalliche o
plastiche e quindi risultare spesso composti da strati di
diversa natura.
Anche se si presentano abbastanza integri, vanno trattati con
molta cautela in quanto possono facilmente liberare fibre in
proporzione alla loro friabilità, se sottoposti all’azione di
fattori di disturbo o deterioramento anche perché, a differenza
delle guarnizioni, sono quasi sempre a vista.
Pertanto, fintantoché
i MCA rimangono in opera, dovranno essere riparati e protetti
se non si presentano completamente integri, mediante:
· rimozione
dei frammenti, polveri, eventualmente rilasciate dai MCA
danneggiati mediante aspiratore con filtri assoluti;
· consolidamento
e recupero MCA danneggiati o in via di progressivo
danneggiamento mediante trattamento superficiale con prodotti
incapsulanti oppure segregazione con coppelle di plastica o
metallo, bende telate, ecc.;
Impedire possibili future dispersioni mediante la previsione
e il controllo delle cause di disturbo, mediante:
1) informazione
al personale addetto alla custodia e alle manutenzioni, in cui
viene indicato dove sono ubicati i MCA mediante l’apposizione di
avvertenze (sotto forma di cartellini o etichette direttamente
sui rivestimenti) e della necessità di evitare il loro disturbo;
2) ispezione
periodica dei MCA al fine di verificarne le condizioni di
conservazione ed eventualmente registrare gli interventi e le
attività riguardanti i MCA su un apposito registro ;
3) in
caso di affidamento di lavori all’interno dell’edificio ad
imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi, questi devono
essere adeguatamente informati della presenza di amianto nei
locali in cui sono destinati ad operare; nonché cooperare con
loro per evitare il disturbo improprio.
4) istruzioni
pratiche per l’esecuzione delle operazioni di manutenzione e
pulizia;
La rimozione di una piccola
porzione (per esempio a causa di una perdita di liquido dalla
tubazione, o anomalie di funzionamento, ecc.) o dell’intero
rivestimento isolante (rifacimento o smantellamento
dell’impianto) comporta l’inevitabile frantumazione del
rivestimento mediante attrezzi manuali come scalpelli, cesoie,
ecc. Inoltre, la bagnatura in profondità di molti rivestimenti
si rivela particolarmente difficoltosa a causa della compattezza
del rivestimento superficiale e/o della scarsa igroscopicità
degli strati interni. La dispersione di fibre, conseguente alla
rottura del rivestimento, sarà tanto maggiore quanto minore
sarà la compattezza del materiale legante (gesso, silicato,
ecc.) e maggiore la percentuale di amianto in esso contenuto.
Pertanto, per questi manufatti è necessaria l’adozione di
tecniche di rimozione che realizzano un confinamento fisico, e
talvolta anche dinamico, della parte interessata alla rimozione.
A seconda dell’entità del materiale da rimuovere, della
circostanza in cui si interviene (manutenzione programmata o
straordinaria) nonché delle caratteristiche specifiche dei
locali e degli impianti è necessario adottare una delle seguenti
modalità.
mediante:“
glove bag”
E’ una tecnica indicata per:
A) riparazione
o rimozione di rivestimenti di MCA presenti su piccoli tratti di
tubazioni, parti di impianti tecnici (corpo caldaia, autoclave,
ecc.)
B) riparazione
o rimozione di MCA superfici od oggetti di ridotte dimensioni
(guarnizioni da sportelli, sostituzione filtri da aspiratori
ecc.); per:
· interventi
di manutenzione straordinaria in situazioni di
emergenza;
· interventi
di manutenzione programmata per il buon funzionamento
dell’impianto;
Consiste nell’isolare una porzione di tubazione o di un altro
oggetto di dimensioni contenute con un sacco di polietilene (ne
esistono in commercio di dimensioni e forme diverse) dotato di
una o più coppie di maniche (o guanti), sul modello delle
incubatrici pediatriche, che permettono all’operatore di
lavorare intorno al tubo senza venire in contatto diretto con il
materiale e soprattutto senza dover isolare completamente il
locale in cui avviene la rimozione.
Il glove bag è normalmente dotato di :
una o più coppie di manichette;
un apposito sacchetto posto all’interno per
depositare gli attrezzi di lavoro;
predisposizioni per i fori necessari al
passaggio dei tubi dell’aspirapolvere e del liquido imbibente
e/o incapsulante;
Attrezzatura necessaria a corredo del glove bag
1. DPI:
tuta in tyvek, maschera facciale filtrante FFP2-3, copriscarpe,
guanti, ecc.;
2. dispenser
per liquidi ( incapsulante/imbibente) con pompa ad azionamento
manuale;
3. aspiratore
portatile corredabile con filtri “ assoluti”
4. tubicini
di polietilene del diametro compatibile per l’innesto alla
lancia del dispenser e dell’aspiratore;
5. secchio
o contenitore ;
6. liquido
incapsulante (colla vinilica o acrilica);
7. adesivo
spray (non infiammabile se utilizzato su superfici roventi) per
superfici plastiche;
8. nastro
adesivo (possibilmente trasparente);
9. fialetta
fumogena e relativa pompetta di plastica;
10. attrezzi
vari: cesoia, taglierina, martello, scalpello, pinza, spazzole;
11. sacchi
di polietilene di spessore adeguato (0.15-0.20 mm) per i
rifiuti;
12. contenitori
rigidi con coperchio a tenuta oppure grossi sacchi ( big bag)
resistenti, per il trasporto dei rifiuti.;
13. fascette
di plastica autobloccanti; ecc.
OPERAZIONI PRELIMINARI ALLA INSTALLAZIONE DEL
GLOVE BAG
1. Precauzionalmente
la zona deve essere, ove possibile, circoscritta e/o confinata:
* ricoprendo
il pavimento e gli arredi sottostanti il punto di lavoro;
* sigillando
o semplicemente chiudendo le aperture di comunicazione del
locale con l’esterno;
* vietando
l’accesso, durante la rimozione, nel locale o nell’area di
lavoro ai non addetti;
2. gli
addetti alla rimozione devono indossare indumenti protettivi e
mezzi di protezione respiratoria;
3. ove
possibile, eseguire l’intervento ad impianto spento o con la
porzione interessata disattivata in quanto:
* tubazioni
con liquidi “ freddi” (centrali di condizionamento) private
dell’isolamento producono molta condensa;
* tubazioni
o parti di impianto con temperature > 60°C :
Ø
problemi di
resistenza al calore del glove bag;
Ø
elevato calore
radiante per gli addetti;
PROCEDURA DI
RIMOZIONE CON GLOVE BAG APPLICATO AD UNA TUBAZIONE
1. fasciare
con nastro adesivo (o altro) le estremità della porzione di
rivestimento della tubazione da rimuovere;
2. introdurre,
nell’apposito sacchetto interno al glove bag, gli attrezzi che
si ritengono necessari;
3. posizionare
il glove bag in modo da racchiudere abbondantemente la porzione
di rivestimento da rimuovere;
4. sigillare
tutto il sacco, con nastro adesivo e/o adesivo spray,
lasciando spazio di manovra intorno la tubo;
5. se
all’atto della rimozione il rivestimento risulta poco bagnabile
in profondità e produce molta polvere è opportuno verificare la
tenuta statica del confinamento con il fumo della fialetta
immesso attraverso l’apposito ugello predisposto;
6. prima
e durante la rimozione, specialmente se friabile e polveroso,
bagnarlo abbondantemente con la soluzione imbibente/
incapsulante;
* per
l’introduzione del liquido va utilizzato lo stesso tubicino
predisposto per introdurre il fumo dalla fialetta.
7. rimuovere
con molta cautela, specialmente se si usano attrezzi taglienti;
8. eventuali
materiali taglienti (guaine e reti metalliche di contenimento)
depositarle cautamente sul fondo e sistemarle in modo da ridurre
il rischio di perforazione del sacco;
9. spazzolare
accuratamente tutti i residui adesi al supporto e,
successivamente, lavare la tubazione e la zona circostante del
sacco con l’incapsulante;
10.
spruzzare con
incapsulante o con schiuma poliuretanica le estremità del
rivestimento sezionato eventualmente rimasto in opera;
11.
rovesciare la
manichetta del guanto all’esterno del sacco e introdurvi gli
attrezzi; chiudere la manica con due fermi e tagliarla nel mezzo
in modo da tener sigillate le due parti; riporre gli attrezzi
nel bidone riempito con liquido incapsulante;
* con
la stessa modalità va sezionato il tubicino utilizzato per
irrorare l’incapsulante;
* gli
attrezzi racchiusi nel guanto vanno estratti nel liquido ed ivi
lavati;
* il
liquido di lavaggio contaminato può essere solidificato con
cemento a presa rapida o conferito tal quale in discarica;
12.
a rimozione e
pulizia completata, mettere “ sotto vuoto” il glove bag con
l’aspiratore a filtri assoluti;
13.
accorciare il
sacco su se stesso in senso orizzontale trascinandolo sul tubo;
strozzarlo con fascetta autobloccante e tagliarlo nella parte
superiore;
14.
svincolare e
rimuovere immediatamente la parte del sacco che ancora avvolge
il tubo e racchiuderla su se stessa con nastro adesivo;
15.
inserire il tutto in
un secondo sacco adeguato per resistenza e dimensioni al
materiale rimosso.
mediante: cantiere confinato
con MCA in opera
E’ particolarmente indicata in quei casi in cui
le dimensioni e la disposizione delle tubazioni o delle
apparecchiature ma soprattutto la scarsa accessibilità di
alcune zone rendono scarsamente praticabile la tecnica del glove
–bag. Richiede però una certa specializzazione, nonché l’ausilio
di attrezzature e materiali specifici e consiste nel
confinamento fisico e dinamico della zona in cui si deve
eseguire la rimozione.
Per esempio, nel caso del locale di una centrale termica, già
in parte confinato dalla muratura, vengono chiuse tutte le altre
aperture mentre le pareti, il pavimento e le parti non
interessate dalla rimozione vengono protette da teli di
polietilene. Per realizzare un efficace isolamento dell’area di
bonifica questa viene messa in depressione rispetto all’esterno
(confinamento dinamico) mediante l’impiego di un estrattore
d’aria con filtri assoluti e di portata adeguata.
1° caso
l’intervento comporta la rimozione di quantità significative di
amianto per esigenze di:
·
manutenzione
straordinaria in situazioni di emergenza;
·
manutenzione programmata finalizzata al buon funzionamento;
è necessaria l’adozione dei criteri e dei metodi previsti per la
rimozione di materiali friabili; ovvero:
1.
confinamento
statico e dinamico zona di lavoro;
2.
collaudo del
cantiere;
3.
installazione
dell’unità di decontaminazione;
4.
protezione
dei lavoratori;
5.
imballaggio e
allontanamento dei rifiuti;
6.
monitoraggio
ambientale;
La Circolare. n.7 del 12/4/97 del Min. Sanità pur ribadendo il
rispetto delle suddette indicazioni procedurali e
comportamentali consente, in ragione delle diverse situazioni
possibili, consente di adattarle tecnicamente alla:
·
particolarità della
situazione dell’intervento;
·
ed alla
tipologia delle strutture;
La verifica finale della avvenuta decontaminazione dell’area di
lavoro confinata va effettuata confrontando la concentrazione di
fibre a fine bonifica con quella misurata prima della bonifica.
Sempre secondo le indicazioni della suddetta
Circolare la concentrazione finale non
deve essere superiore a quella iniziale misurata in MOCF o in
SEM.
A questo proposito è opportuno svolgere alcune
considerazioni:
* se
la situazione di “emergenza” è conseguente ad una situazione di
inquinamento significativo dell’ambiente, dovuto alla perdita di
liquido da una tubazione, da uno scoppio o da uno
smantellamento accidentale o improprio del rivestimento, a parte
la necessità prioritaria di bonifica rispetto al campionamento,
si comprende facilmente il paradosso di dover prendere a
riferimento, per l’accettabilità della concentrazione finale,
quella iniziale di un ambiente già piuttosto contaminato. In tal
caso conviene effettuare un unico campionamento finale con la
tecnica in SEM considerando accettabile, in analogia alla
bonifica di materiali friabili, la concentrazione di 2 ff/litro
di amianto;
* se
invece l’ambiente non è inizialmente contaminato è opportuno
eseguire due campionamenti di fibre aerodisperse in MOCF (pre e
post bonifica) tenendo conto che vanno contate tutte le fibre
“regolamentate” in quanto la metodica non consente di
distinguere precisamente le fibre di amianto dalle altre. Si
tratta quindi di un confronto fra le fibre totali aerodisperse
(e non solo fra quelle di amianto) di cui è opportuno tener
conto nella valutazione finale.
2° caso
·
bonifica o
rimozione generalizzata dei MCA dagli impianti
Sono interventi non finalizzati alla manutenzione.
E’ prevista l’adozione piuttosto rigorosa dei criteri e dei
metodi previsti per la rimozione di materiali friabili elencati
sinteticamente nel primo caso con la possibilità di
adattarli alla particolarità della situazione dell’intervento e
alla specificità della tipologia delle strutture;
In questo caso la restituzione dell’area deve avvenire secondo
i criteri del punto 6 del DM 6/9/94 (Circ. Min. Sanità
n.7 del 12/4/97)
ovvero:
·
ispezione visiva;
·
campionamento
aggressivo e analisi in SEM:;
·
concentrazione
di fibre di amianto non superiore a 2 fibre/litro
mediante:
cantiere confinato con MCA
fuori
opera
Per le operazioni di rimozione viene realizzato un locale (o
cantiere) confinato in un luogo diverso da quello in cui sono
ubicati gli impianti da bonificare. Questo locale può essere
costituito da una struttura ad hoc appositamente realizzata in
un’area idonea, isolata o adiacente agli impianti, per esempio
con teli di polietilene a rivestimento di un’armatura di
sostegno in legno o tubi “innocenti”, oppure attrezzando un
altro locale.
Questa modalità è indicata per:
· grosse
strutture coibentate: (grosse tubazioni, parti di macchine,
grossi serbatoi, etc.);
· strutture
collocate in posizioni difficili per operare (altezza, spazi
angusti, esigenze di utilizzo dei locali).
E’ preferibile smantellare l’intera struttura o almeno le parti
da bonificare con idonee procedure di smontaggio e
movimentazione; in particolare:
· per
le tubazioni di una certa lunghezza, tagliare o smontare le
tubazioni in corrispondenza dei punti di interruzione del
rivestimento (dopo fasciatura o sigillatura delle restanti
porzioni di tubazioni);
· se
non esistono interruzioni rimuovere il rivestimento dal punto di
sezionamento con la tecnica del glove–bag e successivamente
trasferire la porzione da bonificare nel cantiere confinato.
· La
bonifica e la restituzione, in linea generale, va eseguita
secondo i criteri e metodi previsti per la rimozione di
materiali friabili già ricordati per la bonifica o rimozione
generalizzata dei MCA dagli impianti.