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INCAPSULAMENTO MATRICE COMPATTA
Le lastre piane o ondulate di cemento-amianto,
impiegate per copertura in edilizia, sono costituite da materiale non
friabile che, quando è nuovo o in buono stato di conservazione, non tende a
liberare fibre spontaneamente. Il cemento-amianto, quando si trova
all'interno degli edifici, anche dopo lungo tempo, non va incontro ad
alterazioni significative tali da determinare un rilascio di fibre, se non
viene manomesso. Invece, lo stesso materiale esposto ad agenti atmosferici
subisce un progressivo degrado per azione delle piogge acide, degli sbalzi
termici, dell'erosione eolica e di microrganismi vegetali. Di conseguenza,
dopo anni dall'installazione si possono determinare alterazioni corrosive
superficiali con affioramento delle fibre e fenomeni di liberazione.
I principali indicatori utili per valutare lo
stato di degrado delle coperture in cemento-amianto, in relazione al
potenziale rilascio di fibre, sono:
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la friabilità del materiale;
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lo stato della superficie ed in
particolare l'evidenza di affioramenti di fibre;
-
la presenza di sfaldamenti, crepe o
rotture;
-
la presenza di materiale friabile o
polverulento in corrispondenza di scoli d'acqua, grondaie, ecc.;
-
la presenza di materiale polverulento
conglobato in piccole stalattiti in corrispondenza dei punti di
gocciolamento.
La bonifica delle coperture in cemento-amianto
viene necessariamente effettuata in ambiente aperto, non confinabile, e,
pertanto, deve essere condotta limitando il più possibile la dispersione di
fibre.
Incapsulamento:
Mediante questo metodo di bonifica la superficie delle lastre esposta agli
agenti atmosferici è trattata con sostanze, in genere di natura sintetica,
idonee ad inglobare ed ancorare saldamente le fibre di amianto nella matrice
cementizia ed impedirne il rilascio nell’ambiente. Si adatta preferibilmente
a coperture che conservano ancora la loro funzionalità, caratterizzate da
uno stato superficiale poco deteriorato e dotato di buona resistenza
meccanica. Le sostanze incapsulanti, in funzione degli effetti prodotti
sulle coperture, possono essere di due tipi: impregnanti e ricoprenti.
Gli impregnanti hanno la funzione di penetrare nello strato superficiale
delle lastre, saldare le fibre tra loro e fissarle alla matrice cementizia.
Essi pertanto devono possedere caratteristiche fluodinamiche idonee a
saturare uno strato superficiale sufficientemente spesso e migliorare
all’interno di questo le forze coesive tra i diversi componenti. Si prestano
bene a tale scopo alcune sostanze impregnanti di natura sintetica, come ad
esempio le resine epossidiche ed acriliche, solubilizzate in solventi
organici. Queste soluzioni, per le loro caratteristiche intrinseche di
omogeneità e di fluidità, penetrano capillarmente negli interstizi della
matrice cementizia. La loro distribuzione uniforme tra le fibre intensifica
le forze di coesione tra esse e la loro adesione al supporto.
L’efficacia dell’azione impregnante dipende non solo dalle caratteristiche
del prodotto utilizzato ma anche dallo stato superficiale delle coperture
deteriorate, dalle modalità di applicazione adottate, dalle condizioni
ambientali. La presenza, ad esempio, di concrezioni organiche sulle
coperture e l’applicazione del prodotto in condizioni di temperatura e
umidità diverse da quelle indicate dal produttore influiscono negativamente
sull’azione impregnante del prodotto. La scelta oculata dei tempi di
applicazione del prodotto e l’aggiunta in esso di sostanze ad azione biocida
migliorano l’azione impregnante sulla copertura.
I prodotti ricoprenti, anche essi di natura sintetica, hanno la funzione di
formare sulla superficie delle lastre una membrana protettiva continua,
sufficientemente spessa e compatta idonea ad ostacolare il distacco di fibre
e preservare la copertura dall’azione deteriorante degli agenti atmosferici.
Essi possono essere miscelati con pigmenti ed essere convenientemente
additivati con sostanze che ne accrescono la resistenza agli agenti
atmosferici e ai raggi ultravioletti.
Come si evidenzia nel D.M. 6/9/94, per ottenere risultati più efficaci e
duraturi nell’incapsulamento è necessario applicare entrambi i prodotti:
impregnanti e ricoprenti. L’azione dell’impregnante sulle coperture oltre ad
aumentare la compattezza rende più uniforme la loro superficie eliminando
tutte le discontinuità prodotte dall’azione chimica e fisica degli agenti
atmosferici. Si realizza così un supporto le cui caratteristiche
superficiali rendono più efficace l’applicazione successiva del ricoprente
che costituisce l’impedimento ultimo al rilascio di fibre nell’atmosfera.
Prima di applicare i prodotti incapsulanti è necessario sottoporre ad un
trattamento preliminare di pulizia la superficie della copertura per
facilitare la loro adesione. Questa operazione deve essere effettuata con
attrezzature idonee ad evitare la liberazione di fibre nell’ambiente. La
pulitura della superficie, infatti, richiede necessariamente un’azione
meccanica di raschiatura su di essa per rimuovere depositi polverosi e
concrezioni vegetali. Per limitare il rilascio di fibre essa è realizzata ad
umido attraverso un pulitore mobile azionato da un operatore. Il pulitore
agisce sulla superficie mediante spazzolatura e simultaneo getto d’acqua ad
alta pressione. Le fibre di amianto, liberate durante l’azione delle
spazzole e l’impatto meccanico del getto liquido in pressione, sono
assorbite e convogliate dalle acque di lavaggio. Queste ultime, attraverso
il canale di gronda, confluiscono in un’apparecchiatura filtrante all’uscita
della quale possono essere rimesse in ciclo. Quando la copertura non è
dotata di canale di gronda, si sopperisce mediante un analogo dispositivo
mobile adatto a raccogliere le acque usate nella pulitura.
Sulla superficie preparata si applicano i prodotti incapsulanti mediante
l’uso di pompe airless per attutire l’impatto del getto fluido sulle
coperture e limitare l’emissione di fibre nell’ambiente.
Durante le varie fasi dell’incapsulamento gli operatori devono essere muniti
di idonei mezzi di protezione delle vie respiratorie e di indumenti
protettivi. Devono inoltre essere dotati di calzature adatte al pedonamento
dei tetti.
Questo trattamento di bonifica presenta il vantaggio di non produrre
significative quantità di rifiuti e non richiede una copertura sostitutiva.
Conferisce inoltre alle lastre una migliore resistenza agli agenti
atmosferici, alle radiazioni solari, ai microrganismi vegetali. Infine
durante l’intervento non sempre è necessario rendere inagibile l’edificio da
bonificare.
D’altra parte, poiché l’incapsulamento non elimina definitivamente l’amianto
dalla copertura, è necessario predisporre un piano di controlli periodici e
di interventi manutentivi. Il trattamento può rendersi inefficace
specialmente a causa di fenomeni di infiltrazioni di acque piovane tra le
lastre e lo strato incapsulante che ne determinano il distacco. In questo
caso occorre ripetere l’intervento o ricorrere ad una rimozione o
sopracopertura delle lastre. Altro svantaggio, non trascurabile, deriva
dalla pulitura preliminare della copertura. Questa fase, se condotta con
modalità operative inadeguate , comporta un elevato rilascio di fibre
nell’ambiente che, al limite, può essere più consistente di quello che
possono produrre le lastre non bonificate in esercizio.
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